“Le nostre donne” di Eric Assous, con Luca Bizzarri, Enzo Paci e Antonio Zavatteri – regia Alberto Giusta
C’è qualcosa di profondamente disturbante nel modo in cui Le nostre donne riesce a far ridere. Non è una risata liberatoria: è una risata che inciampa, che quasi si vergogna di sé stessa. Ed è proprio qui che la regia di Alberto Giusta colpisce nel segno, portando in scena una commedia solo apparentemente brillante. Il testo, firmato da Éric Assous, autore franco-tunisino già premiato con il Molière, ha una costruzione impeccabile: dialoghi serrati, ritmo teatrale perfetto, colpi di scena calibrati con precisione quasi chirurgica. In scena ci sono tre uomini: Luca Bizzarri (Max), Enzo Paci (Paul) e Antonio Zavatteri (Simon). Amici da trent’anni, si ritrovano per una partita a poker che non inizierà mai. Simon arriva in ritardo, con una confessione che sposta immediatamente il baricentro della serata: ha ucciso sua moglie.
Da qui in poi, quello che dovrebbe essere un confronto morale diventa qualcos’altro. Un gioco di alleanze, giustificazioni, attenuanti. Una deriva. Si ride, sì. Ma a denti stretti.
Perché il tema è enorme — il femminicidio — e viene attraversato con una leggerezza che inquieta. I tre uomini si spalleggiano, si proteggono, cercano scappatoie. Più che interrogarsi davvero su ciò che è accaduto, sembrano preoccupati di difendere un equilibrio fragile: quello della loro amicizia, e forse ancora di più quello del loro piccolo universo maschile.
Le donne non compaiono mai in scena. Sono le mogli ignorate, le compagne confuse, le figlie che non riescono a smettere di obbedire. Sono presenze evocate, raccontate, deformate. Ma soprattutto sono il punto cieco di questi uomini.
Max vive una relazione talmente superficiale da non ricordare nemmeno il nome della sua compagna. Un dettaglio devastante. Paul ha una moglie con cui non comunica più, chiusa in un silenzio che è già una forma di distanza irreversibile, e una figlia — Guendalina — che non ne può più di essere compressa dentro i desideri del padre. È significativo che sia proprio lei a cercare Simon, a confidarsi con lui, rompendo un equilibrio evidentemente già inconsistente. E ancora più significativo è il voltafaccia di Paul: pronto a coprire l’amico per un omicidio, cambia improvvisamente posizione quando sospetta che Simon abbia una relazione con sua figlia. A quel punto la morale torna, ma solo perché tocca la donna che egli considera di sua proprietà. E questo è forse il punto più feroce della pièce. Questi uomini sono fragili, certo. Ma la loro fragilità non li assolve. È una fragilità che convive con superficialità, egoismo, infantilismo emotivo. Sono padri, mariti, amanti incapaci di relazione autentica, spaventati da qualsiasi forma di reciprocità con il mondo femminile.
Le nostre donne è una commedia cattiva, politicamente scorretta, volutamente urticante. Mette in scena un universo maschile banale e disarmante, fatto di uomini piccoli, a tratti stupidi, sicuramente incapaci di assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie azioni. Questi uomini sono una catastrofe umana e culturale. E non ci fanno ridere affatto!


Lascia un commento