“…che mai nulla sia dovuto al caso e che tutto ciò che succede di male succeda per effetto di una cattiva volontà cosciente, intelligente e concertata. Cosa che gli psichiatri non credono mai. Cosa che i geni credono sempre.” – A. Artaud, Van Gogh il suicidato dalla società.

In the spirit of Ryuichi Sakamoto

“Continuum – In the spirit of Ryuichi Sakamoto”, Alva Noto e Christian Fennesz in concerto

Un fascio sonoro-visivo continuo, dapprima essenziale, pura linea, poi sempre più denso, magmatico. Più si amplia la linea e più si espandono  fruscii, pulsazioni, raggi. Allo stesso tempo, si innescano continui interventi melodici che poi sfumano a comporre riverberi, mentre rumori che evocano cataclismi acquistano una preminenza quasi melodica. Sul grande schermo, al centro del palco, infiniti punti luminosi al principio disegnano figure geometriche essenziali che si coagulano in continue textures ipnotiche: un organismo vivo (corpo e voce) in continua trasformazione. Si surriscalda, esplode, ritorna placandosi quasi al silenzio, poi nuovamente si apre a un nuovo respiro. Poche luci tracciano sul palco campiture colorate in costante evoluzione. Il tutto suonato dal vivo, “qui ed ora”, con un controllo perfetto della massa sonora e della tensione musicale. 

Un viaggio nello spazio, diventiamo atomo di luce e suono per viaggiare nel cosmo.

L’ultima musica di Ryuichi Sakamoto, fedele alla sua essenzialità, raffinatissima nell’usare un linguaggio – se vogliamo – “tradizionale” in modi mai tradizionali, è difficile da afferrare: essa ci afferra per prima perché non recita mai un’emozione, piuttosto crea lo spazio perché noi facciamo ritorno alle nostre. La sua profonda, sincera malinconia non è lirica: è una domanda aperta di fronte all’ineluttabilità.

Questa musica rarefatta ed elegante è stata, in passato, terreno d’incontro per due dei più estremi sperimentatori della musica elettronica: nei respiri tra le sue enunciazioni accordali Alva Noto ha fatto pulsare il suo contrappunto digitale, mentre il drone attonitodi Christian Fennesz ne ha incarnato il riverbero.

Il fatto che questi due “mostri sacri”dell’elettronica, a tre anni dalla scomparsa di Sakamoto, si riuniscano per celebrarne lo spirito, crea inevitabilmente delle aspettative. Diciamo subito, allora, che in Continuum ritroviamo tutto quello che già conosciamo: le connotazioni più personali dei due musicisti, la limpidezza e la qualità assoluta del suono, l’equilibrio perfetto tra gli strati sonori – sempre curatissimo –, l’assenza di qualsiasi compromesso nella concezione musicale.

Ma Continuum, 70 minuti di musica senza interruzione, è completamente diverso dagli esiti delle precedenti collaborazioni, al punto che le classiche etichette – minimal, glitch, ambient – risultano inutilizzabili. 

Non aspettatevi la presenza diretta, la citazione, della musica di Sakamoto, anche se gli ultimi suoi capolavori sono certamente un riferimento: piuttosto, sembra che la “sottrazione” della musica del compositore giapponese abbia lasciato due vuoti, che però combaciano perfettamente, e che nella loro “addizione” l’elettronica di Noto e Fennesz possa tendersi fino al punto di rottura, inseguendone l’espressività originaria.

Ed è proprio nella tensione parossistica tra il basso assoluto di Alva Noto – una vibrazione tellurica che travolge fisicamente il pubblico facendo vibrare il pavimento del teatro, le sedie, i corpi-  e le fiammate chitarristiche di Christian Fennesz, sullo sfondo di un drone che pulsa implacabilmente, che si ritrova – senza ridirla, senza ripeterla – la cifra più profonda di Ryuichi Sakamoto: la potenza di questa immagine sonora “organica” ci rimette di fronte alla stessa ineluttabilità. 

Quando, alla fine, il materiale iniziale, più sommesso, rientra, siamo trasformati: riconosciamo, in quei suoni, una nuova, struggente malinconia. Davvero un traguardo memorabile, raggiunto da due artisti straordinari. Anzi, da tre.

Il concerto si è tenuto a Vicenza, al teatro Comunale.

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