“Mirandolina” di Marina Carr con la regia di Caitríona McLaughlin
Rivelatrice. Una pièce attualissima. Si accende con un escamotage, Mirandolina è la protagonista della Locandiera di Goldoni, ma autrice e regista la trasformano per tracciare impietose la genesi sociale e linguistica che innesca le dinamiche della violenza. Da sempre. Mi rifaccio anche al concetto di “animus” che nella psicologia junghiana rappresenta l’archetipo maschile inconscio nella psiche femminile. Mirandolina reagisce a una dinamica ricattatoria e predatrice usando le stesse tecniche linguistiche del maschile. Tanto che uno degli avventori mette in guardia la locandiera, la ammonisce con una frase rivelatrice: l’orgoglio è dell’uomo.
Ed è proprio a partire da questa frase che si apre lo spazio per una riflessione teorica. Perché se l’orgoglio è dell’uomo, allora non è solo un vizio morale, ma un territorio. Qui la lettura di René Girard diventa illuminante. Girard ci ha insegnato che il desiderio è mimetico: non desideriamo in modo autonomo, ma imitando l’altro. È l’imitazione a generare la rivalità. Finché le differenze restano nette, allora l’ordine sociale regge. Ma quando uno dei poli assume i codici dell’altro, quando la differenza si assottiglia, nasce la crisi. Mirandolina non si limita a respingere l’aggressione. La riflette. La imita. Adotta la postura del cacciatore. E in quel gesto mimetico annulla la distanza simbolica gerarchica. Non è più l’oggetto del desiderio: diventa soggetto che desidera e che domina il desiderio altrui.
Per Girard, il momento più pericoloso è quando i rivali diventano speculari. La violenza non esplode nella prevaricazione, ma per somiglianza, per mimesi.
L’orgoglio di Mirandolina è il segnale di una simmetria intollerabile. Se l’orgoglio è prerogativa maschile, una donna che lo incarna compie un atto di appropriazione simbolica. E ogni appropriazione mette in crisi l’ordine. La minaccia sta nell’imitazione del codice del potere. Quando la rivalità mimetica si intensifica, la società cerca un capro espiatorio per ristabilire l’equilibrio. Quale migliore capro espiatorio della donna? La donna orgogliosa, la donna che “gioca come un uomo”, diventa il punto su cui si concentra la violenza collettiva. A sferrare le coltellate mortali contro Mirandolina è un unico uomo ma la scena finale mostra chiaramente come l’uccisione sia condotta e architettata dal gruppo maschile, unanime.


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