“…che mai nulla sia dovuto al caso e che tutto ciò che succede di male succeda per effetto di una cattiva volontà cosciente, intelligente e concertata. Cosa che gli psichiatri non credono mai. Cosa che i geni credono sempre.” – A. Artaud, Van Gogh il suicidato dalla società.

“Játékok” alla francese…

Concerto del duo pianistico “Játékok” – Naïri Badal e Adélaïde Panaget – a Venezia

Entrando nella Sala Capitolare della Scuola Grande di S. Giovanni Evangelista, a Venezia, è impossibile non sentirsi elevati alla bellezza. Ma stasera il pubblico – non c’è un posto libero – sa che sta per accadere qualcosa di speciale: due imponenti pianoforti Steinway troneggiano davanti alla statua del santo, uno di fronte all’altro. Palazzetto Bru Zane, Centre de musique romantique française, apre la sua stagione primaverile con il festival “Il tempo di Louise Farrenc”, in programma fino al 28 aprile 2026.

Protagoniste della serata del 29 marzo sono Naïri Badal e Adélaïde Panaget – in arte, il duo “Játékok” – che, in abiti scintillanti, suonano a quattro mani e in duo: si alternano, si guardano, volano e volteggiano sulle tastiere.

“Játékok” significa “giochi” ed è parola ungherese (omaggio al compositore György Kurtág) – ma il gioco qui è assolutamente francese: il malinconico, trascinante sarcasmo della “Danse macabre” di Camille Saint-Saëns, gli echi wagneriani e folkloristici di un poema sinfonico di Augusta Holmès, l’atmosfera trasfigurata del celeberrimo “Bal” berlioziano sono proposti con equilibrio sicurissimo tra il giusto risalto alla linea melodica, l’imponenza della massa sonora e la sensibilità musicale delle interpreti. La loro aderenza perfetta alle coordinate stilistiche di questa musica trasforma la prima parte della serata nella rievocazione sognante di un’epoca. Per tuffarsi poi nelle inafferrabili, pungenti armonie de “L’Apprenti Sorcier” di Paul Dukas con ironia e virtuosismo altrettanto smaglianti.

Ma ecco, nella seconda parte del concerto, un altro “colosso” entrare nella sala: la lisztiana Sonata in si minore, summa del pensiero musicale più ardito del suo autore, pietra miliare della letteratura pianistica, imbevuta di riferimenti letterari (al Faust goethiano, certamente), vera ordalia per schiere di aspiranti virtuosi, nella versione per due pianoforti di Camille Saint-Saëns.  

Quella di Saint-Saëns non è una semplice trascrizione, è una “ricreazione amplificata” in cui il pianoforte lisztiano, emblema del prometeismo romantico, fornace in cui l’interprete plasma il magma incendiario della musica, diventa un meta-pianoforte, illusione sonora prodotta dall’incessante dialogo tra i due strumenti. Il virtuosismo trascendentale di Liszt, confronto fisico immediato con la materia sonora, lascia il posto ad un gioco “stereofonico” e prospettico che può farsi leggero, agile e volante: nelle mani del duo Játékok, la versione di Saint-Saëns appare un omaggio altrettanto ardito all’originale!

Senza arretrare di fronte allo scandalo, il duo ne cavalca invece lo stile “francese” con lucidità agguerrita e offre una lettura serrata, brillante, intensa ma senza concessione alcuna all’enfasi: la Sonata è di nuovo viva di fronte al pubblico, fresca, con una traiettoria che si snoda senza una smagliatura dalle enigmatiche scale iniziali, attraverso l’assertività anche violenta delle sue enunciazioni tematiche, la passione dell’Adagio centrale, la travolgente perorazione e le ottave del “Prestissimo” finale, fino agli eterei accordi conclusivi.

Quando l’ultimo rintocco del “si” basso dissolve l’illusione, il pubblico esplode, applaude, acclama, le chiama e le richiama: loro sorridono, amabili.

Sono bravissime, e le sentirete.

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