“…che mai nulla sia dovuto al caso e che tutto ciò che succede di male succeda per effetto di una cattiva volontà cosciente, intelligente e concertata. Cosa che gli psichiatri non credono mai. Cosa che i geni credono sempre.” – A. Artaud, Van Gogh il suicidato dalla società.

Il re è morto… viva il re!

“Il medico dei maiali” di Davide Sacco – Teatro Goldoni, Venezia

Il maiale Sergio ne prendeva ogni giorno e di santa ragione dal suo fattore– e Sergio strillava e piangeva, come faresti tu e come faccio io – lo menava per farlo andare a destra, o a sinistra, insomma: per fargli fare il maiale che era. Anche i suoi figli lo menavano. Poi accadde che un giorno, il fattore, mentre preparava a Sergio la sua sbobba, cadde in terra e si ruppe una gamba. Allora Sergio ebbe la sua occasione: attaccò il fattore e lo sbranò.

Il medico dei maiali racconta questa storia inseguendo ogni volta un finale diverso: ora il maiale mangia solo la gamba del fattore, ora lo spolpa, ora gli mangia le ossa… Racconta una versione diversa a tutti i protagonisti coinvolti nella morte del re d’Inghilterra. I servi hanno ucciso il re perché ne vogliono uno migliore, ma la reggenza passa al principe ereditario, un buono a nulla cocainomane e alcolizzato, perfettamente manovrabile a parer loro. Che sotterraneamente aspirano al titolo. Il medico dei maiali, chiamato a palazzo per constatare la morte del re, esattamente come Sergio si gioca la sua occasione e crede di aver instillato nel principe il desiderio di auto espellersi dal gioco del potere: dovrà annunciare al popolo di essere l’assassino del padre, quindi abolire la monarchia. Sembra aver convinto tutti il medico dei maiali: principe, servi, consiglieri e cospiratori. Ma non ha fatto i conti col potere stesso che, da celebre frase: logora solo chi non ce l’ha.

E così il principe debosciato, una volta assurto allo scranno, eccolo diventare bestia in nome del potere. Perché se è vero che Sergio, il maiale, ha avuto la sua occasione, poi l’ha pagata cara: l’hanno scannato. E così finisce anche il medico, anche se prima il principe gli ha dato un’occasione: o mi spari o lecchi il pavimento. Una via senza uscita per il medico che qui rivela la sua vera natura, l’attitudine servile: l’ossequio al potere. La favola del maiale non è soltanto un aneddoto grottesco ma una verità senza tempo: il sistema sopravvive sempre sacrificando qualcuno. Il re muore, ma il meccanismo del potere resta intatto. Cambiano i protagonisti, non la struttura della violenza che lo sostiene.

Nel gioco crudele di potere messo in scena da Davide Sacco si può riconoscere anche un’eco della grande tradizione politica di William Shakespeare. La morte del re, la lotta sotterranea tra servi e potenti, la manipolazione del principe e la rapida trasformazione dell’uomo una volta giunto al potere ricordano infatti il meccanismo tragico che attraversa drammi come Macbeth o Riccardo III. In Shakespeare il potere non è mai un semplice ruolo istituzionale: è una forza che trasforma moralmente chi lo esercita. Personaggi inizialmente deboli o marginali, una volta entrati nella logica del potere, vengono progressivamente deformati da questa.

Anche nel testo di Sacco accade qualcosa di simile: il principe, presentato all’inizio come una figura fragile e manipolabile, diventa improvvisamente feroce quando si trova davvero sul trono. Non è il carattere individuale a cambiare improvvisamente: è la struttura del potere che produce la metamorfosi. C’è poi un altro elemento tipicamente shakespeariano: la presenza di personaggi che credono di poter controllare il gioco politico con l’intelligenza o con la parola. In Shakespeare sono spesso consiglieri, strateghi, manipolatori. Anche il medico dei maiali sembra muoversi in questa direzione: pensa di guidare gli eventi, di instillare nel principe un’idea rivoluzionaria, di piegare il potere a una logica diversa. Ma come spesso accade nel teatro shakespeariano, chi crede di governare il gioco finisce per esserne travolto. Il potere, più che essere gestito, divora chi prova a usarlo. La storia del maiale, allora, non è solo un episodio grottesco ma una metafora politica: anche quando il potere sembra rovesciato, la logica che lo sostiene rimane identica. E come nella satira di Orwell, la bestialità non appartiene soltanto agli animali: è una forma che l’uomo assume quando entra nel meccanismo del dominio.

Bellissimo lavoro questo di Davide Sacco con ottimi Luca Bizzarri e Francesco Montanari. Il testo, vincitore del Premio Nuove Sensibilità 2022, è il terzo capitolo della trilogia La ballata degli uomini bestia di Davide Sacco, che comprende L’uomo più crudele del mondo e Sesto potere.

Una scena scarna, un attacco rock decisamente contemporaneo, sullo sfondo un uomo con la testa di maiale mentre in scena si consuma un omicidio. Ottime luci, dialogo serrato, ritmo alla Texas Hold’em: una partita che si gioca con colpi di scena e apparenti mani fortunate.

Ovviamente vince il potere. Che non è solo quello dei padroni: il potere è in tutti, Perché non siamo semplicemente maiali: siamo bestie.

Io l’ho visto al Teatro Goldoni di Venezia.

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