“…che mai nulla sia dovuto al caso e che tutto ciò che succede di male succeda per effetto di una cattiva volontà cosciente, intelligente e concertata. Cosa che gli psichiatri non credono mai. Cosa che i geni credono sempre.” – A. Artaud, Van Gogh il suicidato dalla società.

Metamorfosi del Sacro

La pittura gotica e misteriosa di Teodora Axente

Nel 1964, quando Robert Rauschenberg vince il Gran Premio alla Biennale di Venezia l’asse dell’arte contemporanea si muove definitivamente verso gli Stati Uniti, decretando la fine  stessa della pittura. Negli anni successivi la pittura infatti viene più volte dichiarata “morta”. Dominano l’arte concettuale, la performance, il minimalismo, la land art, l’arte povera. L’idea prevale sull’immagine, il processo sull’oggetto, l’azione sulla superficie. Nell’Europa dell’Est la pittura invece non viene accantonata. Nei paesi dell’ex blocco socialista resta il medium centrale: è un linguaggio riconoscibile, radicato nella tradizione accademica. Dopo il 1989, con la caduta dei regimi, la disciplina tecnica incontra una nuova libertà concettuale: nasce una generazione che unisce perfezione tecnica, rigore formale e inquietudine contemporanea. Un caso emblematico è la cosiddetta Nuova Scuola di Lipsia, dove la pittura figurativa torna centrale. Non è un caso che oggi molti grandi pittori provengano dall’Est Europa. In quelle accademie il disegno, l’anatomia, la costruzione dell’immagine e la tecnica non sono mai stati marginalizzati. Il risultato è una pittura che possiede una straordinaria perizia tecnica ma anche una forte tensione psicologica e identitaria. In questo scenario si inseriscono grandissimi artisti contemporanei come Teodora Axente, artista rumena nata nel 1984, tra le figure più interessanti della scena contemporanea. L’ho conosciuta grazie alle mostre organizzate da Uwe Goldenstein e mi sono precipitata a Siena quando ho saputo che avrebbe fatto una mostra a Santa Maria della Scala. L’esposizione titolava “Metamorfosi del Sacro”. In quell’occasione mi sono definitivamente innamorata delle sue figure ibride, strane barocche commistioni tra umano e animale, dove i suoi corpi trasmutano in insetto. Le tele erano strutturate come grandi scenografie e i personaggi che vi figuravano agivano come strumenti di percezione e amplificazione spirituale. Mi sono anche innamorata anche della sontuosità dei drappeggi dipinti, testimonianza inequivocabile della sua incredibile capacità pittorica. La sua pittura trascina in un mondo onirico dove si procede per enigmi: nelle sue tele ci sono strane silenti creature, attraversate dalla luce lattiginosa del sogno e della memoria, una nebbia sintattica che ci trasferisce verso un altro mondo e un altro tempo, talvolta mitico, antico e religioso, fatto di reliquie e reperti, ma sempre senza precise coordinate se non quelle simboliche. La materia pittorica diventa luogo di evaporazione dell’immagine, spazio di sospensione che inabissa il noto per una riemersione incerta, enigmatica, sempre verso l’incognito. Infinita possibilità di altrove. Axente predilige una tavolozza dove regna un nero misterioso, così ci esilia nel buio, verso i confini dell’anima, regalandoci una straziante malinconia e un meraviglioso tormento. Axente è voce originale, talentuosa, virtuosistica e di grandissima eleganza.

https://galleryrosenfeld.com/artists/41-teodora-axente/works/

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